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Cosa sto leggendo – 21 agosto 2026

Mark Helprin ha scritto l’ennesimo romanzo avvincente e straziante intitolato *The Oceans and the Stars*. È uno dei miei autori preferiti, probabilmente perché la sua prosa è poetica, lirica, ma al tempo stesso potente. La sua abilità descrittiva crea immagini straordinarie di persone e luoghi nell’immaginazione e suscita una reazione viscerale a ogni scena, sia essa tenera o violenta.

*The Oceans and the Stars* racconta la storia di un capitano di marina che entra in conflitto con il Presidente e viene punito con la negazione della promozione e l’assegnazione al comando di una nave al di sotto del suo grado e della sua esperienza. La nave a cui viene assegnato, l’*Athena*, è un incrociatore costiero unico nel suo genere, poiché l’amministrazione e la marina avevano deciso che il combattimento in prossimità della costa fosse inferiore alla guerra a lunga distanza.

Inviati nell’Oceano Indiano in quella che è essenzialmente una missione suicida, il capitano Rensselaer e il suo equipaggio devono combattere nemici esterni e interni. È una storia di onore, lealtà e amore. Esplora il concetto di giusta causa, il “casus belli”, e la disponibilità a sacrificare il proprio futuro e la propria vita per quella causa. Ed è una storia di guerra davvero fantastica, oltre che una storia d’amore.

Sto leggendo anche, lentamente, un giallo italiano, che gli italiani chiamano “gialli”, intitolato *L’uomo del Porto*. È un libro della serie dedicata a un’investigatrice della polizia italiana di nome Vanina Guarrasi. Ne è stata tratta anche una serie televisiva. Come per la serie di Makari, ho due motivi per leggerli; ok, forse tre. In primo luogo, per migliorare la mia padronanza della lingua italiana; in secondo luogo, per vedere quanto la serie televisiva sia fedele ai romanzi; e in terzo luogo, per piacere. Non ho visto nessun episodio tratto da questo libro di “ ”, quindi non posso davvero dire quanto la serie sia fedele alla storia, ma la maggior parte dei personaggi sembra corrispondere.

Infine, e forse dovrei intenderlo nel senso di “finalmente”, sto leggendo “Vita e destino”, di Vasilij Grossman. Sono solo a pagina 286, ma sembra già un’aggiunta indispensabile alla mia biblioteca che leggerò più di una volta (dopotutto sono solo 871 pagine). Strutturato in modo simile a *Guerra e pace*, il romanzo è suddiviso in parti che raccontano le storie di diversi personaggi durante la Seconda guerra mondiale (o “Undicesima guerra mondiale”, per alcuni) e, più specificamente, l’assedio di Stalingrado. Nato nel 1905, figlio di ebrei ucraini, Grossman era un pluripremiato giornalista di guerra in quel periodo. Ma aveva anche vissuto le purghe staliniste e la fame indotta dei «kulaki» ucraini degli anni ’30, finendo per disilludersi nei confronti del comunismo. Inizialmente con una certa lentezza, egli mette in evidenza, in ultima analisi, le analogie tra comunismo e nazismo, il che non è certo un’esagerazione, dato che NAZI è l’acronimo di Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori. Come fece Orwell in 1984, descrive gli strumenti di tirannia insiti nei due sistemi, uno dei quali è la riscrittura della storia. «Nessuno parlava così prima della guerra. La potenza dello Stato aveva costruito un nuovo passato. Aveva fatto caricare la Cavalleria Rossa una seconda volta. Aveva messo da parte i veri eroi di eventi ormai lontani e ne aveva nominati di nuovi. Lo Stato aveva il potere di riprodurre gli eventi, di trasformare figure di granito e bronzo, di alterare discorsi pronunciati da tempo, di cambiare i volti in una fotografia di cronaca. Era stata scritta una nuova storia. Persino le persone che avevano vissuto quegli anni dovevano ora riviverli, trasformate da uomini in codardi, da rivoluzionari in agenti stranieri». L’altro strumento di tirannia su cui pone l’accento è la precedenza dello Stato sull’individuo. «“No”, disse Madyarov, “ci sono due principi distinti. Stalin non costruisce ciò di cui il popolo ha bisogno: costruisce ciò di cui lo Stato ha bisogno… I bisogni i dello Stato sono un polo; i bisogni del popolo sono l’altro polo. Questi due poli sono inconciliabili”». Questi due esempi sono inquietanti avvertimenti di ciò che molti di coloro che oggi cercano e detengono il potere farebbero se ne avessero abbastanza.

Questo, tuttavia, non è il tema principale del romanzo finora. Si tratta piuttosto dell’esplorazione della natura umana in crisi. I sacrifici e le privazioni subiti dalla sua vera madre — assassinata insieme a migliaia di altri ebrei dai nazisti — si riflettono nella lettera di una madre al figlio alla vigilia della sua morte per mano dei tedeschi, così come quelli dei cittadini nel sistema omicida dell’URSS fatto di gulag, processi farsa, carestie di massa, collettivizzazione forzata e una miriade di altri orrori perpetrati ai loro danni. Durante il regno di Nikita Krusciov, il libro di Grossman fu «arrestato», sebbene lui stesso non lo fosse. Considerato pericoloso per l’Unione Sovietica, le autorità confiscarono e distrussero le copie note del romanzo, le copie carbone e persino i nastri della macchina da scrivere su cui era stato scritto. Fortunatamente, ebbe l’accortezza di consegnarne due copie ad amici intimi senza mai parlarne con nessuno, e *Vita e destino* fu finalmente pubblicato nel 1980.

Ho sempre ammirato immensamente gli scrittori russi. Dostoevskij potrebbe benissimo essere il mio scrittore preferito di tutti i tempi. Che si tratti di lui, di Tolstoj, Bulgakov, Nabokov, Gogol, Cechov o Solženicyn, la loro capacità di attingere all’anima umana, alla psicologia dell’uomo, mi sembra ultraterrena. Eppure, disprezzo l’intera, cupa storia della Russia. E penso che Grossman riassuma il mio sentimento in questo brano: «Shargorodsky era un uomo molto gentile e piuttosto incapace in qualsiasi questione pratica. Era il tipo di uomo di cui la gente dice: “Ha l’animo di un bambino” o “È gentile come un angelo”. Eppure poteva passare indifferente davanti a un bambino affamato o a una vecchia lacera che mendicava croste di pane, continuando a mormorare i suoi versi preferiti.» La nazione non è mai all’altezza del senso dei valori o della compassione per l’individuo dei propri poeti. Più avanti nel romanzo Grossman chiarisce lui stesso questa idea quando uno dei suoi personaggi afferma: «Cechov è il portabandiera di il più grande stendardo che sia mai stato issato nei mille anni di storia russa: lo stendardo di una democrazia russa vera e umana, della libertà russa. Della dignità dell’uomo russo. Il nostro umanesimo russo è sempre stato crudele, intollerante, settario. Da Avvakum a Lenin, la nostra concezione dell’umanità e della libertà è sempre stata di parte e fanatica».

Una dichiarazione piuttosto forte. Beh, forse scriverò di più quando avrò finito, ma per ora è tutto.

Letture di marzo

Di recente ho appena finito di leggere The Pathfinder di James Fenimore Cooper. Un’eternità fa, o forse quando frequentavo le scuole medie, ho letto The Deerslayer e The Last of the Mohicans. Cooper ha scritto cinque libri che raccontano la vita di Natty Bumppo (i tre citati più The Pioneers e The Prairie), che nei libri non viene quasi mai chiamato così, ma porta sempre un appellativo che descrive un aspetto del suo carattere. Viene chiamato in vari modi: Natty, Deerslayer, Hawkeye (sì, è da lì che MASH ha preso il nome) e Pathfinder. È interessante notare che Cooper non ha scritto questi libri, chiamati The Leatherstocking Tales, in ordine cronologico. Ha iniziato con l’ultimo libro e, col passare del tempo, ha deciso di colmare le lacune.

Allora, perché ho deciso di leggere di nuovo Cooper? Beh, prima di tutto, i libri mi erano piaciuti molto quando li avevo letti tanti anni fa, e mi chiedevo se mi sarebbero piaciuti ancora o se li avessi “superati”. Con mia sorpresa, il libro mi è piaciuto; tuttavia, il mio entusiasmo è stato smorzato dalla verbosità di Cooper. Ammiro la scrittura descrittiva, ma Cooper esagera. Persino Mark Twain, suo quasi contemporaneo, riteneva che la sua scrittura fosse troppo elaborata.

Detto questo, riconosco l’influenza che Cooper, Dickens, Austin, Eliot, Dumas e altri scrittori delXIXsecolo hanno avuto sulla mia propensione alla descrizione. Poiché la descrizione di persone e luoghi può essere simbolica e creare atmosfera, è uno strumento prezioso nell’arsenale dello scrittore. Sebbene lo stile minimalista di un Hemingway sia efficace e abbia il suo fascino, mi ritrovo più attratto dallo stile ricco e poetico di un Mark Helprin. Se avete letto A Soldier of the Great War di Helprin, sapete cosa intendo. Il suo stile lirico trasporta il lettore nel mondo e nel tempo come se fosse testimone degli eventi che narra. Thomas Wolfe definiva gli scrittori poeti, e io credo in quella forma più alta di arte letteraria e aspiro a raggiungerla nella mia scrittura.

What I’m Reading

Sometimes I think it would be easier to list what I’m not reading. As usual, I have way too many books going at the same time. Practically one for every room and occasion in the house. Here’s the short list of five I currently have going. Two are novels and three are nonfiction.

Il Fatto Viene Dopo is an Italian who-done-it by Gaetano Savatteri, part of his Makkari series. It is quite different, I would say, from the television series on the Italian Rai 1 station. It is also available with subtitles on Amazon Prime video if you subscribe to the Mhz Channel. It is of especial interest to me because it is set in the Province of Trapani where my family came from. Aside from that, he develops an interesting cast of characters and does a good job of keeping you guessing about who the guilty party is.

Another Italian novel I’m reading is La Ciociara, by Alberto Moravia. It is set primarily in the Province of Abruzzo, which lies due east of Rome, during World War II, and it tells the heartrending story of a mother and daughter caught up in the horrific violence that took place in that part of Italy during the war. Thousands of Italian women were raped and their men murdered by Free French forces from their colonies in North Africa as they fought the Nazis. It’s a tough read. It also was made into a movie starring Sophia Loren in the 1960s.

Because I am working on what you might call a sequel to my historical novel, Res Publica: The Gift of Mars I’ve been reading Comedy and the Rise of Rome by Matthew Leigh. It is an interesting treatise on how the comedy of Plautus, Terence and others was used to comment on Roman ideals and attitudes of the times. I expect it will be very useful in the plot and character development in my latest endeavor to recreate Republican Rome.

Also, peripherally related to my second Roman historical novel, part of which takes place in Greece, I’m reading Thucydides’ The Peloponnesian War. While this war took place hundreds of years before the events and timeframe of my novel, Thucydides gives some great insight into how the Greeks waged war, and the power politics that roiled and embroiled Greece in a constant state of war for over twenty years. The battles on land and sea, the utter barbarity with which they treated prisoners, and the perfidious nature with which they broke truces, treaties, and alliances, all sworn with holy oaths before the gods and justified with brilliant oratory and demagoguery, make one despair that people and nations will ever remain true to their word. Which is one of the reasons Rome got dragged into wars there repeatedly after punishing Phillip of Macedon for siding with Hannibal against them.

The War of the Roses by Dan Jones, though not specifically tied to my medieval endeavor, is very instructive of that time period. The majority of it takes place, really, in the early years of the Renaissance, but the knightly ideals and the feudal economics still pertain. It is a fascinating history, and if I’ve derived one thing from it, it is gratefulness that we live in a Republic that has had a peaceful transference of power for 250 years. For 150 years the English fought over which family owned the rights to the throne of England, the Yorkist or Lancastrian Plantagenets, and they ended up with the Tudors. Reading The Peloponnesian War and The War of the Roses, solidify the concept that tyranny and the lust for power, whether it be monarchical, dictatorial, or oligarchical always results in the destruction of lives, livelihoods, property, and liberty. But it certainly makes for enthralling reading.

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